Da venerdì 14 settembre nei cinema

La crisi economica ha costretto un po’ tutti a diventare una sorta di funamboli per riuscire a far quadrare i conti a fine mese. Un divorzio, per esempio, può ridurti sul lastrico, come accade a Giulio (Valerio Mastandrea) nel film Gli equilibristi di Ivano De Matteo. Una coproduzione italo-francese in collaborazione con Rai Cinema, che Medusa distribuirà dal 14 settembre in un’ottantina di sale.

Giulio ha quarant’anni e una vita apparentemente tranquilla. Una casa in affitto, un posto fisso da impiegato comunale, un’auto acquistata a rate, una figlia sedicenne ribelle, un ragazzino (il figlio del regista) dolce e sognatore, una moglie (Barbora Bobulova) che ama ma che tradisce. Lei lo scopre, chiede la separazione, la sua favola improvvisamente crolla, di colpo scopre quanto sia labile il confine tra benessere e povertà. Una bella e dura commedia all’italiana, ironica e amara, che strappa qualche sorriso, emoziona e fa riflettere sul momento che tutti stiamo attraversando.

«Non è un film sulla separazione – ci tiene a precisare il regista (autore anche della sceneggiatura con Valentina Ferlan, sua compagna di lavoro e di vita) -. Ci si potrebbe trovare nella stessa situazione del protagonista per una morte improvvisa o per la perdita del lavoro. In questo caso è il fallimento di un matrimonio a creare quel corto circuito che porta a uno scollamento dell’individuo dalla società. La parte più difficile è la presa di coscienza della precarietà».

Il suo obiettivo, spiega, «Era raccontare il fragile equilibrio che sta alla base di ogni esistenza, in cui basta poco per perdere la ‘normalità’, utilizzando il tradimento di lui e la conseguente separazione come elementi scatenanti». Ha scelto i toni della commedia all’italiana, drammaticamente amara, che fa sorridere e riflettere. «È la storia di una coppia molto normale, la classica famiglia media – racconta il regista romano -. Lui è un impiegato comunale che guadagna poco più di mille euro al mese, la moglie lavora part-time, hanno due figli adolescenti e un mutuo da pagare. Per anni ci hanno raccontato che eravamo diventati tutti ricchi ma questa rincorsa al consumismo ci ha illusi, abbiamo raggiunto solo un falso benessere che ha creato una nuova categoria di poveri, noi del ceto medio sopravviviamo. I nostri personaggi sono troppo ricchi per l’assistenza ma troppo poveri per vivere decorosamente. Volevo raccontare l’effetto domino della crisi sugli affetti familiari».

Il clima del film rimanda ai tempi di Ladri di biciclette. «Allora la povertà era reale, tangibile – sottolinea De Matteo -. Oggi pensiamo di essere ricchi, abbiamo meno difese, la colpa è del messaggio sbagliato che ci hanno inculcato. Io vengo da una famiglia popolare, di undici figli, allora si riusciva a metter da parte gruzzoletto per far fronte alle emergenze, oggi non riesci a risparmiare. Anch’io con due figli a volte non arrivo a coprire tutto. Il disagio cresce per tutti, ma i ceti più ‘bassi’ affogano prima».

Ma davvero una separazione può provocare tanta miseria? «Come dice un personaggio del film ‘il divorzio è per i ricchi’. Duecentomila persone separate sono ridotte a vivere come il mio protagonista, mi sono documentato frequentando la comunita’ di Sant’Egidio. Alle loro mense dei poveri non ho incontrato solo barboni ma anche tanta gente normale. L’11% della popolazione italiana è povera, è drammatico, il benessere che ci avevano millantato è sparito e ora paghiamo il conto, e c’è chi non ce la fa».

Per il ruolo del protagonista ha voluto a tutti i costi (e a ben ragione!) Valerio Mastandrea, che a Venezia si è conquistato con questa densa e commovente interpretazione il Premio Pasinetti del Sindacato giornalisti di cinema. «L’avevo già diretto nel mio precedente film Ultimo stadio, volevo proprio lui – sottolinea l’autore -,  era la maschera ironica e drammatica ideale per questo padre, non siamo quasi mai ricorsi al trucco».