Non siamo abituati a vedere al cinema film che raccontano senza pietà la profonda crisi di un’azienda dalla parte dell’imprenditore. Una crisi che può rovinare la vita di molte famiglie in pochissimo tempo, anche se occupate a produrre abiti di classe, orgoglio del made in Italy. A mostrare in modo estremamente duro il rapido declino di una importante ditta tessile di famiglia, spazzata via dalle crescenti difficoltà create dal mercato globale, è il regista Mauro John Capece nel film SFashion, nelle sale dal 23 marzo.

Nei doloranti panni di un’imprenditrice onesta, baluardo di quel ceto medio motore della nostra economia, che va man mano scomparendo, l’attrice Corinna Coroneo che ha scritto la storia con Capece riproponendo lo scombussolamento emotivo vissuto da bambina col fallimento del panificio industriale di famiglia. Nel film ha ereditato dal nonno la fiorente attività sartoriale che vede sgretolarsi velocemente per il lievitare dei costi di produzione, fino alla chiusura per bancarotta.

Capece sforna un film “nero, come la fame”, onirico, che non ricorre mai all’attenuante dell’ironia. Memore del suo passato di fotografo d’arte, scava senza pietà con la macchina da presa dentro le emozioni dei protagonisti, tra cui la giovane donna, l’amico di sempre e stretto collaboratore (Giacinto Palmarini), il nonno morto fondatore della ditta che la ossessione nel sonno dandole dell’incapace, responsabile dello sfascio aziendale (Andrea Dugoni), il fedele cliente straniero che però esige sconti insostenibili (Randall Paul), gli amichevoli operai e i sindacalisti che le si rivoltano contro.

“La crisi è pesante, il film ne ripercorre le emozioni forti, negative –conferma il regista -. La moda è un’arte massacrata, tanti imprenditori hanno aziende creative, ma non sono tutelati, non se ne parla”. “Mi ha colpito la storia di una imprenditrice che per salvare l’azienda mise in vendita fegato e rene – racconta Coroneo -. Le emozioni che ho vissuto le ho riportate nel mio personaggio, che al culmine della crisi va fuori di testa, ma alla fine va incontro al suo destino con dignità, aprendosi a nuove occasioni di vita”.