Carlo Verdone, Elena Sofia Ricci, Alessandro Gassmann, Raoul  Bova, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti, Claudia Gerini, Anna Foglietta, Ferzan Ozpetek, sono solo alcuni dei protagonisti della mostra fotografica per non dimenticare il lockdown, tesi però verso un timido ritorno alla normalità. La propone Riccardo Ghilardi con la suggestiva Prove di libertà, che ha immortalato lo scenario surreale di una Roma deserta, spopolata dalla pandemia. Un viaggio a colori e in bianco e nero, tra le strade vuote e le case di attori e registi che si dipana dall’11 maggio al 6 giugno  nelle ampie sale dello Spazio Extra del Maxxi di via Guido Reni, il Museo di Arte del XXI secolo di Roma e a seguire negli Studi di Cinecittà,organizzata da Camilla Cormanni. Assieme a ritratti intimi e inediti di grandi protagonisti del nostro cinema, scattati nei mesi del primo lockdown, la mostra riprende alcuni dei cinema simbolo di Roma e luoghi iconici della città rimasti deserti.

“Un progetto molto complesso, viste le restrizioni, ma irrinunciabile per chi, come noi, da quasi un secolo documenta nel proprio Archivio gli avvenimenti più importanti della Storia d’Italia. Una testimonianza che abbiamo deciso di produrre perché dovuta al mondo del cinema, ai suoi protagonisti, ai suoi luoghi – dice Giancarlo Di Gregorio, direttore comunicazione di Istituto Luce Cinecittà -. Negli ultimi anni, sempre al Maxxi, abbiamo ricordato il lavoro di Francesco Escalar, presentato all’Italia l’opera imponente di Douglas Kirkland e reso omaggio al Re dei Paparazzi, Rino Barillari. Di questo anno difficilissimo vogliamo custodire i momenti privati, attraverso i volti e le situazioni vissute da autori e registi nei quali potremo tutti riconoscerci”.

Alberto Barbera, direttore della Mostra di Venezia che, insieme a Laura Delli Colli, Presidente SNGCI e della Fondazione Cinema per Roma e al giornalista Malcom Pagani, ha firmato una delle introduzioni al catalogo omonimo pubblicato con Skira spiega: “Nel tempo della clausura imposta, ciascuno di noi si è affidato a un certo numero di rituali per limitare l’angoscia, occupare il tempo, liberare la mente dalle catene neanche troppo metaforiche che tenevano il corpo imprigionato dentro le mura domestiche: darsi da fare ai fornelli, rimpinzarsi di film e serie TV, cercare scampo nelle chat o nella lettura, uscire a cantare sui balconi. Evasioni virtuali, fughe ipotetiche, prove di libertà. Come quelle che Riccardo Ghilardi ha documentato con la sua macchina fotografica, fissando istanti emblematici nella vita di registi, attrici e attori alle prese con le prove inedite non di un film, ma di pura e semplice sopravvivenza. Il tempo sospeso della vita in pausa forzata ha regalato al fotografo l’occasione di una complicità senza precedenti, fornendo a questi scatti un’autenticità che nessun ritratto posato – per quanto bello e riuscito – era forse riuscito a conseguire in precedenza”.
“Era il 12 marzo quando attraversando le strade vuote mi sono trovato a passare davanti alla casa di un amico caro, prima che un attore meraviglioso – racconta Ghilardi -. Non ho resistito a citofonargli per salutarci a distanza e scambiarci emozioni. Ho scattato la prima fotografa, diversa da tutti i ritratti “comodi” a cui ero stato abituato nel mio percorso artistico. Così è nata l’idea di questo lavoro. Un “manifesto” del cinema che attende con ansia, studia, si prepara e non vede l’ora di ripartire”.