Dopo tanto buon cinema, un prodotto vuoto e scadente

«Un buon film italiano fa bene a quello successivo». Lo ha dichiarato nei giorni scorsi il regista Paolo Genovese, raggiante per il successo del suo Immaturi ancora nelle sale, che ha meritevolmente incassato in un paio di week end più di tre milioni e mezzo di euro. Stando al suo ragionamento Genovese dovrebbe ringraziare chi l’ha preceduto, come la deliziosa commedia Benvenuti al Sud con Bisio, che ha sfiorato i trenta milioni di incassi, e il divertente Che bella giornata con Checco Zalone che ha già superato i quaranta. Film che hanno fatto riconciliare il pubblico con la commedia comica, all’italiana, di buona qualità, vale a dire originale, scritta con cura, con ottimi attori ben diretti, divertente e non volgare.

Ma quando fai la bocca a qualcosa di gustoso ecco che arriva subito l’amaro. Ti ritrovi, insomma, a fare i conti con l’avidità dei “mercanti di celluloide”, che pur di arraffare euro al botteghino lanciano in corsa sul mercato pellicole malscritte, raffazzonate, poco divertenti, con cast stellari che attirano pubblico in sala per poi lasciarlo con un palmo di naso. Dispiace ancora di più se a firmarle sono registi che, dati i precedenti, lasciavano ben sperare. Ma veniamo al dunque. Stiamo parliamo di Femmine contro maschi, uscito il 4 febbraio in seicento sale! Seconda puntata-controcanto del garbato Maschi contro femmine (13.6 milioni d’incasso), entrambi diretti da Fausto Brizzi che già con Notte prima degli esami e con Ex ci aveva fatto ben sperare. E invece niente, delusione.

Per la smania di cavalcare la fortunata onda degli incassi milionari, stavolta Brizzi (che ha scritto il film con Massimiliano Bruno, Marco Martani e Pulsatilla) ci ha sfornato una commediola imbastita e diretta in tutta fretta, ricca di buoni spunti mal sviluppati, che non diverte, anzi, delude assai le aspettative, soprattutto per il lodevole cast  (in cui spiccano  Claudio Bisio, Nancy Brilli, Ficarra & Picone, Francesca Inaudi, Luciana Littizzetto, Emilio Solfrizzi) che fatica davvero tanto a esprimere il meglio di sé. A rinforzare dunque l’aureola commerciale che avviluppa da anni San Valentino, arrivano le solite coppie scoppiate e riaccoppiate a comando, il solito gruppo degli eterni amici maschi solidali contro mogli e affini, le solite donne insoddisfatte dei loro maschi che fanno carte false per “raddrizzarli”.

Scene di normale vita quotidiana che, se ben disegnate e realizzate, come nei film citati all’inizio, danno vita a gustose commedie. Condividiamo dunque le parole di Genovese, secondo il quale «C’e’ un problema che riguarda le storie che sono alla base del film. Abbiamo pochi sceneggiatori. Si parte dalla scrittura della storia, ma gli sceneggiatori e le storie si cercano col lanternino. E per questo motivo si prende qualunque libro di successo e se ne trae un film. Prima c’era la professione dello sceneggiatore, forse c’e’ stato un buco generazionale, non si sono più sfornati sceneggiatori puri.  Quando i film incassano ci si siede un po’ rispetto alla confezione del prodotto, mentre qualunque film va curato». Tradire le aspettative del pubblico che a fatica, e dopo tanto, si è rientusiasmato per le storie nostrane tornando a riempire le sale, per scopi puramente commerciali, è scorretto e controproducente. La gente che paga il biglietto non è sciocca. Dopo il primo weekend s’innesca il passaparola, che stronca chi merita di essere stroncato. Meditate autori, meditate…