Un film a costo basso, quasi irrisorio. Un’attrice, conosciuta finora dal pubblico televisivo per il ruolo della solare e divertente infermiera Jessica di Un medico in famiglia, che firma il soggetto, la sceneggiatura e la regia di questo piccolo e, a tratti, coinvolgente dramma “da camera”, distribuito dalla major americana Columbia, che ha creduto al progetto della trentaquattrenne nata in Valtellina da assicurarsene subito i diritti. Interamente girato in digitale, tra strette economie che portano ad inquadrature solamente di interni domestici, la storia è incentrata su l’incontro fatale tra Sandra, una trentenne traduttrice dal francese, completamente svuotata nella sua identità di giovane donna e tormentata dai ricordi di una sorellina morta e Alex, fratello diciannovenne del futuro marito, Marco, un medico dai sani principi un tantino noioso e prevedibile. L’incidente automobilistico dei quasi cognati, la salvezza di lei e il terribile handicap del giovane promettente giocatore di basket, cui viene amputata una gamba, li mette a confronto in una spinosa quotidianità. Sandra gli fa infermiera e confidente, il matrimonio è rimandato, mentre lo sposo si adopera affinché Alex ritrovi un difficile equilibrio mentale. I novantaquattro minuti della pellicola si concentrano sull’emotività bloccata di Sandra, sulla sua irresolutezza che la spinge, frame dopo frame, tra le braccia del giovane, in un crescendo di sguardi, tensioni fisiche, fino ad una fusione psichica ed erotica attraversata da sensi di colpa e da problemi “anagrafici”. La sceneggiatura, esile e sfilacciata, blocca nei propri ruoli i tre protagonisti, fino a renderli caratterizzazioni e spesso, involontarie caricature. Sole le sequenze di sottile erotismo, mute, affidate agli sguardi e ai corpi dei due attori danno senso e “sale” a questo anemico triangolo amoroso, che si dibatte tra reminiscenze alla “Bergman” condite da tentativi mal riusciti di commedia all’italiana. La Paravicini, pur brava, sembra sopravvalutare il suo talento di neocineasta, non essendo, almeno per ora, una nuova Nanni Moretti al femminile. Bravi Cesare Bocci e il debuttante Francesco Martino, anche se quest’ultimo patisce, forse, questa cristallizzazione che lo vede sempre vittima degli eventi e oggetto del desiderio di una trentenne incapace di vivere.

di Vincenzo Mazzaccaro