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	<title>Reflections &#187; Recensioni</title>
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		<title>Alice in Wonderland</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Di Paola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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Lewis Carroll letto da Tim Burton
È meglio un coniglio o un marito? È più eccitante inseguire il Bianconiglio nel Sottomondo o sposare il pretendente di turno, naturalmente viscidissimo e oppresso da una madre invadente? È meglio il merletto pulito dei suoi abiti eleganti e la prospettiva, a un passo, di una vita allo stesso modo elegante e compita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino"><img src="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/alice_in_wonderland_img.jpg" alt="" width="588" height="390" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Lewis Carroll letto da Tim Burton</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">È meglio un coniglio o un marito? È più eccitante inseguire il Bianconiglio nel Sottomondo o sposare il pretendente di turno, naturalmente viscidissimo e oppresso da una madre invadente? È meglio il merletto pulito dei suoi abiti eleganti e la prospettiva, a un passo, di una vita allo stesso modo elegante e compita o il fango e la pelle graffiata e i vestiti che si lacerano tra un’avventura e l’altra in un mondo che è sogno ma non solo? Alice, la bambina partorita tra le pagine di Lewis Carroll, al secolo Charles Lutwidge Dodgson, era troppo piccola per sbattere davanti a questa scelta. Lei sognava e basta. Carroll sognava con lei e il lettore in quei sogni traduceva fantasie (a seconda dell’età) confessabili o inconfessabili. L’Alice che da oggi vedremo nel film di Tim Burton (“Alice in Wonderland”), invece, quella domanda se la fa e si dà, alla velocità della luce, una risposta. Lei non ha dubbi: meglio inseguire il Bianconiglio che prendere in mano l’anello di fidanzamento.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Detto fatto, Alice corre. E lo spettatore con lei e con un Burton che furoreggia, potendo qui, più che mai, mettere al fuoco quintalate di carne delle sue fantasie e potendo dare al tutto il colore che predilige. Che, naturalmente, è ben più scuro non solo del pastellato della vecchia Alice Disney ma anche del giocosamente enigmatico che stava nelle pagine di Carroll. Dunque questa è l’Alice come non l’abbiamo mai vista. Alice dopo Alice. Alice cresciuta che dà corpo ai sogni di un’adolescenza inseguita, accarezzata, imperdibile come  Burton stesso l’ha sempre vissuta. Alice quando ha già 19 anni e fa un viaggio che la riporta indietro, anche se lei non lo ricorda, un viaggio già fatto nel sottomondo, quel viaggio, appunto, che ci hanno già raccontato e che Burton usa come un prologo. Alice metà carne e ossa e metà futuristica  animazione in 3D. Alice secondo il genio di Burton che potenzia al cubo la meraviglia che appartiene alla favola e carica di senso e di metaforica responsabilità i personaggi, che già godevano di un loro non esile peso specifico.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Alice cresciuta per cui il viaggio nel paese delle meraviglie è un ricordo prima ancora che un sogno, ma questo si scopre pian piano. Una Alice in parte live con attori come Helena Bonham Carter, straordinaria  Regina di Cuori deforme, Anne Hathaway fascinosa Regina Bianca, Mia Wasikowska Alice e Johnny Depp nei panni del Cappellaio Matto, in parte in animazione digitale con personaggi tutti nati dal computer, dallo Stregatto al Brucaliffo allo stesso Bianconiglio. Una versione unica perché Burton sa trasportare Alice (e noi con lei) dal mondo al Sottomondo ma per poi rimandarla nel mondo cresciuta e pronta a tutto. A tutto ciò che ha sempre voluto senza saperlo: a rifiutare le nozze, a scegliere la carriera, a prendere le redini dell’azienda del papà e a salpare verso nuovi mercati, lei per prima su un veliero che di nome fa proprio Wonderland. Salpare verso  nuove meraviglie con una farfalla blu che le si posa sulla spalla e in cui lei riconosce il Brucaliffo. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Il tutto partendo da un’idea precisa: “Con tutte le versioni che esistono già, io ne cerco una che mi tocchi davvero &#8211; aveva detto Burton prima di imbarcarsi nell’avventura -. Sino ad oggi non ne ho trovato nessuna che avesse un vero e forte impatto su di me, anche se trovo magnifica la fiaba. Così ho pensato di provare a realizzare un film coinvolgente in modo diverso dagli altri, un film in cui Alice compaia come un personaggio nuovo, fresco e dalla più stratificata psicologia. D’altra parte parliamo comunque di una bambina, che io penso ormai giovinetta che vaga qua e là incontrando personaggi davvero strani, un’osservatrice in mezzo a mondi incredibili da raccontare e, dunque, credo che il materiale per fare qualcosa di davvero coinvolgente non manca”. A volerlo. E Burton, geniale adulto che non vuol cedere all’abbandono dell’infanzia e, infatti, non cede, sa come fare. E lo fa.</span></p>




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		<title>Genitori e figli: agitare prima dell&#8217;uso</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/genitori-e-figli-agitare-prima-delluso.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Di Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il mondo dei grandi visto dalla piccola Nina&#8230;e da Veronesi
Nina, quando una mattina il suo professore assegna alla classe il tema “Genitori e Figli: istruzioni per l’uso” ha, per la prima volta, l’occasione di parlare a cuore aperto del suo rapporto con i genitori, con il fratellino e con una nonna apparsa all’improvviso dopo vent’anni. Ma questo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino"><img src="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/genitori_e_figli_img.jpg" alt="" width="588" height="390" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: book antiqua,palatino">Il mondo dei grandi visto dalla piccola Nina&#8230;e da Veronesi</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Nina, quando una mattina il suo professore assegna alla classe il tema “Genitori e Figli: istruzioni per l’uso” ha, per la prima volta, l’occasione di parlare a cuore aperto del suo rapporto con i genitori, con il fratellino e con una nonna apparsa all’improvviso dopo vent’anni. Ma questo non è che l’inizio. È da qui che Nina comincerà a parlare di tutto il resto: delle sue prime volte, delle sue amiche, delle sue discoteche, dei suoi innamoramenti, insomma della sua vita da giovane ma sempre specchiandosi nella vita dei grandi, lungo il confronto-scontro generazionale sulla cui scia troviamo un po’ di tutto. Dal padre  (Silvio Orlando) che lascia moglie e figli per andare a vivere su una barchetta; alla madre (Luciana Littizzettto), infermiera caposala a tempo pienissimo che sogna di coronare un amore impossibile col collega (Max Tortora) che però ha un&#8217;orribile moglie e tre figli che a lasciare non ci pensa proprio; dalla single (Elena Sofia Ricci) quarantenne allergica ai legami e sempre in cerca di  amanti; al papà (Michele Placido) professore di liceo che si dispera dietro al figlio che sogna il “Grande Fratello”; dalla nonna indefessa (Piera Degli Esposti) che ha passato la vita ai tavoli da Poker ed offre gli ultimi consigli alla giovane nipotina prima di andare via per sempre. E via ricercando perché, si sa, di genitori e figli è fatto il mondo e ogni anfratto.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: book antiqua,palatino">Eccolo un altro capitolo del manuale targato Giovanni Veronesi, capitolo ancora d’amore ma zoomato sul rapporto tra generazioni. Il più difficile del mondo. Il più ineludibile. Quello su cui, dopo quasi due ore di racconti zigzaganti di figli e genitori a cavallo di decenni, nessuno può dare consigli , tranne uno. Lo dà , appunto, la quindicenne protagonista: “Agitare bene prima dell’uso”. Che è il sottotitolo del film che vuole essere specchio della confusione dei rapporti familiari dell’oggi ma anche (tardivo) omaggio del regista ai suoi genitori che non ci sono più. Producono Aurelio e Luigi De Laurentiis,  firmano la sceneggiatura lo stesso Veronesi con Ugo Chiti e Andrea Agnello e anima il tutto un cast piuttosto corposo e variegato, fatto apposta (e azzeccato) per rendere impossibile non identificarsi, o nell’uno o nell’altro. Da Michele Placido a Luciana Littizzetto, da Silvio Orlando a Margherita Buy, da Max Tortora a Elena Sofia Ricci, da Piera degli Esposti a Emanuele Propizio, miscelati ai giovani neoattori Chiara Passatelli, Andrea Fachinetti e Matteo Amata, per la prima volta sullo schermo. Per un film che Veronesi vuole tutto dedicato alla famiglia ma che, nonostante l’escamotage dello sguardo filtrante della giovane protagonista, risulta (forse inevitabilmente) un racconto fatto dai padri.</span></p>




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		<title>Il viaggio di Jeanne</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/180.html</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 16:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Di Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Il primo sguardo tra quattro persone che non avrebbero dovuto incontrarsi
Jeanne compie diciassette anni e parte con il padre. Come ogni anno, per festeggiare da qualche parte nel mondo e stavolta sarà nell’isoletta svedese Styrso. Perché proprio lì? Perché il papà (il sempre verissimo e umanissimo Jean-Pierre Darroussin) è convinto di trovare da qualche parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/legrandespersonnes001.png"><img class="alignnone size-full wp-image-187" title="legrandespersonnes001" src="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/legrandespersonnes001.png" alt="legrandespersonnes001" width="588" height="390" /></a></strong></p>
<p><strong>Il primo sguardo tra quattro persone che non avrebbero dovuto incontrarsi</strong></p>
<p>Jeanne compie diciassette anni e parte con il padre. Come ogni anno, per festeggiare da qualche parte nel mondo e stavolta sarà nell’isoletta svedese Styrso. Perché proprio lì? Perché il papà (il sempre verissimo e umanissimo Jean-Pierre Darroussin) è convinto di trovare da qualche parte tracce di un perduto tesoro vichingo, il metal detector che porta con sé serve a questo ed è essenziale. Non solo per lui ma per lo spettatore che, da subito, può rendersi conto di che cosa si sta parlando in questo <em>Les grandes personnes</em> presentato nella Semaine allo scorso Festival di  Cannes ed ora in arrivo sui nostro schermi col titolo <em>Il viaggio di Jeanne</em>. Titolo che ulteriormente chiarisce la storia e le intenzioni di quest&#8217; opera d’esordio scritta e diretta da Anna Novion, storia di formazione lunga un viaggio con l’aggravante che, trattandosi di opera prima, la prevedibilità era in agguato. Ma, appunto, il papà partito in cerca del tesoro vichingo ci suggerisce anche un’altra storia.</p>
<p style="text-align: justify">E siamo al punto di partenza. Siamo a padre e figlia che partono dalla Francia verso quest’isoletta, si incastrano nel paesaggio duro e ammaliante insieme delle acque opacamente azzurre, delle spiagge piene di roccia, dei cieli di azzurro lancinante che in un minuto si gonfiano di nuvole grigio piombo, si trovano in una situazione imprevedibile e dentro una casa che pensano tutta per loro e che, per disguidi e contingenze, dovranno dividere con due donne, si scontrano e si trovano. Nel senso che trovano se stessi. E la storia si amplia. Non più o non solo storia di formazione di un’adolescente con la sua femminilità e sessualità da sperimentare nelle solite vie del viaggio ma anche storia delle due donne che troveranno qualcosa di impensato e, soprattutto, storia del padre che porta ancora stretto a sé il bambino in cerca di un tesoro e perciò non riesce ad accettare che la figlia è cresciuta e il tempo andato. Appunto.</p>
<p style="text-align: justify">Tutti loro portano con sé qualcosa di cui riusciranno a liberarsi mentre la regista evita in un sol colpo il prevedibile film di formazione e tratteggia il tutto come un dipinto, pacato ma con campi lunghi profondi che si fanno strada dentro chi guarda e scelta “stratificata” degli spazi da dare ai personaggi. Come chiosa la regista:  « Filmavo i miei protagonisti che non occupavano lo stesso spazio pur essendo nella stessa inquadratura in modo che ciascuno avesse il proprio spazio anche nella stessa cornice e ciò mi ha consentito di vedere lo sguardo che ciascuno volge agli altri ».</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il viaggio di Jeanne (Les Grandes Personnes)</strong><br />
Regia: Anna Novion<br />
Cast: Jean-Pierre Daroussin, Anais Demoustier, Judith Henry<br />
Produzione: Francia, Svezia 2008<br />
Distribuzione: Bolero Film</p>




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		<title>Triage</title>
		<link>http://www.reflections.it/wordpress/triage.html</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 19:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
La violenza della guerra, la tenerezza dell&#8217;amore
La durezza della guerra, i segni indelebili e le sofferenze che lascia nel corpo e nell’anima di chiunque le si avvicini sono al centro di Triage, il film che apre la quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, nelle sale dal 27 novembre. Scritto e diretto da Danis [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/triageimg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-161" title="triageimg" src="http://www.reflections.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/triageimg.jpg" alt="triageimg" width="588" height="390" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La violenza della guerra, la tenerezza dell&#8217;amore</strong></p>
<p style="text-align: justify">La durezza della guerra, i segni indelebili e le sofferenze che lascia nel corpo e nell’anima di chiunque le si avvicini sono al centro di <em>Triage</em>, il film che apre la quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, nelle sale dal 27 novembre. Scritto e diretto da Danis Tanovic,  tratto dall’omonimo romanzo dell’ex corrispondente estero Scott Anderson che ha seguito le guerre in Uganda, Cecenia e Bosnia, si avvale di un cast efficacissimo in cui spiccano un maturo e smagrito Colin Farrell, l’intramontabile  Christopher Lee, Paz Vega e Branko Djuric.  Girato tra la primavera e l’estate del 2008 tra la Spagna (sfondo efficace per il Kurdistan, l’Africa e il Medio Oriente) e l’Irlanda (riportata agli anni Ottanta), il film mette a fuoco qualcosa di molto più complesso di una semplice storia bellica, fa capire quanto sia difficile sopravvivere alla guerra. Tanovic non ci risparmia le immagini cruente di corpi straziati in primo piano, i gesti estremi e pietosi di un medico di trincea, per catapultarci poi nel dramma se possibile ancor più lacerante di chi sopravvive a quest’inferno, dei sensi di colpa di chi è tornato verso chi non ce l’ha fatta. « Non puoi parlare di guerra se non l’hai vista coi tuoi occhi – dice Tanovic a Roma per presentare il film con Christopher Lee, Paz Vega e Branko Djuric -, io sono un sopravvissuto, mi sento più coinvolto di altri ».</p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver vinto l’Oscar con <em>No man’s Land</em> in cui raccontava con dolorosa ironia la guerra di casa sua trattando con feroce  sarcasmo l’invadenza dei media, non voleva più saperne di girare film bellici. « Nel 2002 a Cannes ho letto il libro, avrei voluto scriverlo io, contiene molto più del film, volevo parlare dell’esperienza post bellica – spiega il regista bosniaco &#8211; , di tutto il peso che ti resta dentro, così ho accettato.  Ho enorme rispetto per i reporter di guerra, è un’esperienza che ti tocca profondamente, per tutta la vita.  Loro non cercano di essere degli eroi ma si preoccupano per gli altri pur essendo al contempo dei cinici ». <em>Triage</em> parla anche di amore: « Una questione fondamentale in questo film – confessa &#8211;  è ciò che mi ha fatto tornare me stesso dopo che sono uscito dalla guerra in Bosnia e mi sono sentito uno zombie per anni ». Lo stesso che succede a Mark (Farrell), fotografo inviato con l’amico fraterno e collega David (Jamie Sives) a riprendere le azioni di guerra in Kurdistan. Dopo giorni di quell’inferno David vuol tornare a casa dalla moglie Diane (Kelly Reilly) che sta per partorire  mentre Mark, ancora a caccia di scoop, resta, viene ferito, torna a Dublino esausto, disorientato, incapace di camminare e preoccupato dell’assenza di notizie di David non ancora arrivato a casa. Precipita sempre di più in una crisi profonda finchè il nonno di sua moglie (Christopher Lee), psichiatra, lo riporterà a contatto con una durissima realtà. </p>
<p style="text-align: justify">Tanovic ha azzeccato pienamente il cast: « Quando ho visto Colin Farrell così calmo e selvaggio ho capito che sarebbe stato perfetto per interpretare Mark – racconta il regista -, è stata un’esperienza magnifica lavorare con lui mi ha posto un sacco di domande che mi sono piaciute. Paz Vega aveva l’energia e la presenza necessarie per il ruolo di Elena, è un personaggio forte ma io avevo bisogno anche di tenerezza. Kelly  aveva una sorta di tristezza nello sguardo che ha ben funzionato con Colin e Paz. Branko Djuric, il medico di trincea, aveva un volto magnifico e ha imparato a parlare inglese per questo ruolo. Christopher Lee ha veramente una presenza notevole ». Lee ha vissuto sulla sua pelle l’ultima guerra mondiale: « Per cinque anni non sono tornato a casa – ricorda l’attore -, due li ho passati in italia, combattendo da sud a nord, e dopo la fine del conflitto mi sono occupato di crimini di guerra, ancora più terribili se possibile. Cerco di dimenticare ciò che ho visto ma non è possibile. Le guerre sostanzialmente sono sempre le stesse, e sempre questioni di politica. Questo è uno dei film di questo genere tra i più belli che ho visto perché non parla solo di battaglie, ma anche di reazioni umane ». Su quanto i media possano oggi influenzare le guerre Tanovic dice: « Noi bosniaci siamo l’esempio di come i media possano salvare le persone, ci hanno resi famosi, ma devono andare a fondo. Oggi hai molta più informazione di una volta, ma io preferisco quella all’antica che approfondiva di più ». Non crede alla neutralità delle nazioni: «Quando stai a guardare cosa accade nel mondo senza fare niente per le vittime non sei mai neutrale – puntualizza Tanovic -, devi prendere posizione, come  per il Darfour,  qualcuno dovrebbe intervenire».</p>
<p><strong>Triage</strong><br />
Regia: Danis Tanovic<br />
Cast: Colin Farrell, Branco Djuric, Christopher Lee<br />
Produzione: Irlanda, Spagna, Belgio, Francia 2009<br />
Distribuzione: 01 Distribution</p>




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