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	<title>Reflections &#187; Featured</title>
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		<title>&#8216;Hugo Cabret&#8217;, commovente favola sul cinema</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[11 nomination agli Oscar per il nuovo capolavoro di Scorsese, da oggi nei cinema Hugo Cabret di Martin Scorsese è una fiaba dentro un sogno, colorata con tanto amore per il cinema, che 01 Distribution porterà in 400 sale dal 3 febbraio. Il regista con questo film ambientato negli anni ’30, vincitore del Golden Globe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>11 nomination agli Oscar per il nuovo capolavoro di Scorsese, da oggi nei cinema</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Hugo Cabret</em> di Martin Scorsese è una fiaba dentro un sogno, colorata con tanto amore per il cinema, che 01 Distribution porterà in 400 sale dal 3 febbraio. Il regista con questo film ambientato negli anni ’30, vincitore del Golden Globe e ora con 11 nomination agli Oscar (tra cui quella per la miglior scenografia ai nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo), tratto dal romanzo <em>La straordinaria invenzione di Hugo Cabret</em> di Brian Selznick, invita a recuperare l’innocenza attraverso il protagonista Hugo (lo straordinario Asa Butterfield).</p>
<p style="text-align: justify">Un ragazzino orfano che vive nascosto nei meandri della stazione ferroviaria parigina impegnato a farne funzionare gli orologi e a voler riparare a tutti i costi gli ingranaggi di un misterioso automa lasciatogli in eredità dal padre (Jude Law), guardiano di un museo morto in un incendio. Braccato dall&#8217;ispettore della stazione (Sacha Baron Cohen) armato di feroce dobermann, a caccia continua di clandestini da spedire in orfanotrofio Hugo darà nuovo vigore al suo sogno dopo l’incontro col burbero giocattolaio Georges Melies (Ben Kingsley) che, spenti i riflettori sulla sua folgorante carriera di cineasta, gestisce tristemente un modesto negozio di souvenir nella stazione.</p>
<p style="text-align: justify">A rompere il ghiaccio tra i due, la dolce e vivace figlioccia del regista Isabelle (Cloe Grace Moretz) che accompagnerà Hugo nella ricerca dei pezzi mancanti a far rivivere l’automa che, aggiustato, darà al padre del cinema la forza per uscire allo scoperto e recuperare la sua vera identità. Emblematica la frase che il ragazzino dice a Isabelle: «Credo che tutto il mondo sia un enorme ingranaggio e se io e te siamo qui vuol dire che per forza abbiamo anche un senso e uno scopo».</p>
<p style="text-align: justify">Un grande atto d’amore di Scorsese per l’arte cinematografica, con un uso finalmente appropriato del tridimensionale che ne esalta la magia, e per uno dei suoi fondatori, Georges Melies, straordinario interprete di inizio secolo del cinema fantastico, come regista, attore, montatore, scenografo di decine di film andati perduti a causa della Grande Guerra. «È toccante, divertente, una sorta di festa», ammette Scorsese che in questo suo primo film in 3D esalta la sua passione per il cinema delle origini.</p>
<p style="text-align: justify">Offre infatti emozioni a man bassa, rispolverando le magiche e preveggenti immagini di alcune sequenze originali del primo film di fantascienza girato da Melies nel 1902 <em>Viaggio nella luna</em>, colorate a mano fotogramma per fotogramma, con la scena culto del razzo lanciato dalla terra che si va a schiantare nell’occhio del satellite terrestre dal volto umano.  Nel cast, in ruoli minori, anche Johnny Depp (M. Roleau), Michael Pitt (il proiezionista), Christopher Lee (Sig. Labisse), Emily Mortimer (Lisette) e Ray Winstone (Zio Claude).</p>
<p style="text-align: justify">Il film è stato girato in gran parte negli Shepperton Studios, in Inghilterra, dove lo scenografo Ferretti ha supervisionato la costruzione del mondo di Hugo con la stazione a grandezza naturale e tutti i suoi negozi, l&#8217;intero edificio in cui vive Melies. Purtroppo Gare Montparnasse fu distrutta e ricostruita completamente nel 1969. «La nostra stazione è il risultato dell&#8217;insieme di tante diverse stazioni ferroviarie parigine dell&#8217;epoca – spiega Scorsese -. Anche la nostra Parigi si basa sulla nostra impressione della città di quegli anni». Non voleva un 3D invadente: è riuscito perfettamente a  dare al pubblico l&#8217;impressione di sentirsi dentro il film.</p>
<p style="text-align: justify">La decoratrice Francesca Lo Schiavo confessa di aver avuto &#8220;l&#8217;ingrato&#8221; compito di dover fare shopping nei mercatini di Parigi, supervisionare la riproduzione di poster del 1930-31. Ferretti ha preso spunto dagli orologi che riparava il padre di un suo amico, costruiti per il film da Joss Williams della squadra degli effetti speciali. La sala principale della stazione (lunga 45 metri,larga 36 e alta 12), occupava l&#8217;intero teatro di posa dove Scorsese e il direttore della fotografia Robert Richardson hanno ripreso movimenti, trambusto e intrecciato le varie storie, compreso un inseguimento mozzafiato fra l&#8217;ispettore e Hugo.</p>
<p style="text-align: justify">Facile paragonare Hugo Cabret a Harry Potter, per la tenerezza del giovane protagonista, per la storia avventurosa e vintage del film, per l’alleanza dei protagonisti con le temerarie coetanee (Isabelle come la bella Hermione). «Non nascondo che sono un fan di Harry Potter e non credo sia corretto metterli in competizione. Nel film c&#8217;è Dickens, Truffaut, Melies ovviamente &#8211; ha detto Brian Selznick, autore del best seller che ha ispirato il film, alla presentazione di alcune scene al Festival di Roma &#8211; e ancora Jules Verne e il cinema di Jean Vigo».</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217;avventura commovente e dolcissima, un viaggio al centro del cinema, quello perduto e recuperato, a cui Scorsese ha dedicato un pezzo della sua vita che sembra dire: «Chiunque tu sia, sei una parte dell&#8217;ingranaggio della vita».</p>




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		<title>Il cinema omaggia la Lady di ferro</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei cinema &#8220;The Iron Lady&#8221; con una Margareth Thatcher interpretata da Meryl Streep Dopo aver spaccato in due il Regno Unito, arriva nelle nostre sale il 27 gennaio con Bim il film The Iron Lady sulla vita di Margaret Thatcher diretto da Phyllida Lloyd. Due candidature agli Oscar, per la strepitosa interpretazione di Meryl Streep [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Nei cinema &#8220;The Iron Lady&#8221; con una Margareth Thatcher interpretata da Meryl Streep</strong></p>
<p style="text-align: justify">Dopo aver spaccato in due il Regno Unito, arriva nelle nostre sale il 27 gennaio con Bim il film <em>The Iron Lady</em> sulla vita di Margaret Thatcher diretto da Phyllida Lloyd. Due candidature agli Oscar, per la strepitosa interpretazione di Meryl Streep e per il trucco, che l’ha resa identica all’ex Primo Ministro britannico che oggi, a ottantasette anni, conduce vita ritirata a Londra.</p>
<p style="text-align: justify">Un film che sfiora soltanto gli importanti eventi politici di cui fu protagonista la prima donna Premier della Gran Bretagna dal 1979 al 1990 (dalle sue prime lotte alla Camera, alla cruenta guerra contro l’Argentina per il possesso delle Isole Falkland, alla sconfitta dei minatori, all’introduzione della “Poll Tax” per tutti, poveri e ricchi) e che, mostrandocela ormai anziana e non più mentalmente lucida, tenta di far passare in secondo piano i motivi che hanno portato le comunità di minatori del nord del paese, coinvolte nei devastanti scioperi degli anni ’80, a disertare il film.</p>
<p style="text-align: justify">Un film sul potere e sul prezzo che questo comporta, stemperato però dall’aspetto umano e romantico che sottolinea la vita di una donna complessa, che riuscì a farsi largo in un mondo dominato dagli uomini con uno stile sempre più autocratico e scelte politiche che  lacerarono la nazione. «È la storia di una grande leader, meravigliosa e imperfetta – spiega la regista -, una storia sul potere, sul tracollo, sull’epilogo della vita di un individuo che ha condotto un’esistenza di traboccante intensità sul piano professionale che all’improvviso finisce. Non si tratta di condividere o meno un programma politico – mette le mani avanti -, ma di saggiare il fervore delle sue convinzioni e la sua inflessibile ferocia, senza giudicare la sua politica».</p>
<p style="text-align: justify">«Volevo mostrare una persona nelle diverse fasi della vita – conferma la sceneggiatrice Abi Morgan -. L’aspetto interessante della Thatcher è la tensione tra la sfera pubblica e quella privata». La Streep, racconta la Lloyd, è andata ben oltre l’imitazione. «È entrata in empatia col personaggio, ha immaginato se stessa anziana e Margaret prima che diventasse ‘la Thatcher’». Tre ore di trucco al giorno per l’attrice americana, costretta a lavorare anche molto sulla voce, sulla dizione, sull’intonazione.</p>
<p style="text-align: justify">E grande risalto alla sua storia d’amore col marito, Denis Thatcher, sposato nel 1951 e morto nel 2003, ma che lei nel film vedra’ al suo fianco ancora per molto tempo. “E’ una meravigliosa storia d’amore – ammette la regista -in cui tutti possono identificarsi quando perdono una persona cara e si guardano indietro”.</p>




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		<title>&#8220;Polisse&#8221;, un grande esordio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Osteggiata e criticata, Maiween Le Besco presenta il suo piccolo grande film Si fa fatica a vedere bambini innocenti vittime di violenze familiari di ogni tipo, messi di fronte a poliziotti che vogliono a tutti i costi inchiodare i colpevoli. È un tema molto scottante. L’attrice francese Maiween Le Besco c’è riuscita con equilibrio, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Osteggiata e criticata, Maiween Le Besco presenta il suo piccolo grande film</strong></p>
<p style="text-align: justify">Si fa fatica a vedere bambini innocenti vittime di violenze familiari di ogni tipo, messi di fronte a poliziotti che vogliono a tutti i costi inchiodare i colpevoli. È un tema molto scottante. L’attrice francese Maiween Le Besco c’è riuscita con equilibrio, senza retorica in <em>Polisse</em>, il suo terzo film da regista di cui è anche protagonista. Un film duro e tenero, straziante e leggero, realizzato con pochi mezzi in otto settimane, osteggiato dalla polizia francese ma premiato della critica a Cannes e dal pubblico francese (che ha sbancato il botteghino con 2 milioni e mezzo di presenze) e dal 3 febbraio nelle nostre sale grazie a Lucky Red.</p>
<p style="text-align: justify">Maiween ha puntato la cinepresa (e nel film la macchina fotografica) sul duro lavoro affrontato ogni giorno dai poliziotti della Sezione protezione minori di Parigi, mettendoli a nudo, senza veli e senza indulgenza, come in un documentario in presa diretta, mentre svolgono le loro mansioni, disincantati ma sempre sensibili di fronte a tanti orrori, seguendoli anche nel dopolavoro, nel privato, sottolineandone sentimenti e debolezze.</p>
<p style="text-align: justify">Poliziotti, non eroi, tiene a precisare la regista, a Roma per presentare il film con Riccardo Scamarcio, unico attore italiano con un piccolo ruolo (è il suo compagno, separato, con cui ha due figlie). Lei, nel ruolo di una fotografa di grido, segue gli  agenti mentre arrestano pedofili, acciuffano piccoli  borseggiatori, interrogano parenti che abusano dei figli, affrontano adolescenti dalla sessualità fuori controllo.</p>
<p style="text-align: justify">«Le storie si ispirano alla realtà ma non sono vere, un regista deve trascendere – racconta Maiween -. Non ho potuto lavorare con quel gruppo di agenti perché i loro capi mi hanno messo i bastoni tra le ruote. Non ho avuto l&#8217;autorizzazione per le riprese perché non credevano in questo film e in me come regista e poi non vedevano di buon occhio il rapper Joeystarr (che interpreta Fred) appena uscito di prigione. Ma dopo aver visto il film si sono dovuti ricredere. Non era né pro né contro la polizia, volevo fare una riflessione sulla loro vita, senza dare giudizi, hanno capito di aver perso una grande occasione».</p>
<p style="text-align: justify">Un successo che ha infastidito la “sinistra al caviale”, come la chiama lei, la più dura, che comunque non ama i gendarmi. «Sono fiera di essere libera, controcorrente – dice sicura -, mi sono prodotta da sola il primo film, mai fatto qualcosa per compiacere qualcuno, tantomeno la <em>gauche au caviar</em>, per loro devi essere sfigato se no sei un traditore».</p>
<p style="text-align: justify">Ha scelto Scamarcio perché, spiega Maiween, cercava un attore carismatico per questo ruolo-cerniera tra due mondi, quello facile e agiato di lei e quello ruvido del poliziotto da cui sarà attratta. «L’ostacolo della lingua ha arricchito il personaggio, mi ha fatto riavvicinare alle mie origini magrebine». E lui: «Ho accettato questo piccolo ruolo perché volevo lavorare con Maiween e mettermi alla prova con  un film straniero. Recitare in un&#8217;altra lingua è un&#8217;esperienza difficile ma molto interessante.</p>
<p style="text-align: justify">Il film parla di pedofilia in modo molto originale, ho provato grande tenerezza sia per i bambini che per gli adulti» dice Scamarcio, impegnato a teatro con Romeo e Giulietta, che tornerà presto al cinema, ma solo in veste di produttore del film che Valeria Golino girerà ad aprile, titolo provvisorio <em>Vi perdono</em>. Nella sceneggiatura la sua parte era più lunga, ma non si integrava bene con la storia e lei l’ha tagliata drasticamente. «Mi sono un po’ incazzato, dispiace vedere sacrificata la tua fatica – commenta Scamarcio -, ma sono contento di essere in questo film denso di emozioni, vitalità, tenerezza, che mostra il malessere di vivere che ci riguarda tutti».</p>




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		<title>L&#8217;indignato Montaldo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei cinema &#8220;L&#8217;industriale&#8221; con un sempre grande Pierfrancesco Favino «Sui giornali leggo che si bruciano miliardi. Ma chi è il piromane?». Giuliano Montaldo ritrova la vena indignata e politica dei tempi di Sacco e Vanzetti, (quarant’anni fa) per affrontare con la sua solita caustica ironia il tema della crisi, economica e morale, che ci ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Nei cinema &#8220;L&#8217;industriale&#8221; con un sempre grande Pierfrancesco Favino</strong></p>
<p style="text-align: justify">«Sui giornali leggo che si bruciano miliardi. Ma chi è il piromane?». Giuliano Montaldo ritrova la vena indignata e politica dei tempi di Sacco e Vanzetti, (quarant’anni fa) per affrontare con la sua solita caustica ironia il tema della crisi, economica e morale, che ci ha travolti, magistralmente rappresentata nel suo film <em>L’Industriale</em>, nelle sale dal 13 gennaio. Prodotto da Angelo Barbagallo con Rai Cinema il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e della Regione, distribuito da 01, ha per protagonisti i bravissimi Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini, affiancati dagli altrettanto efficaci Francesco Scianna, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini, Andrea Tidona, Mauro Pirovano, Gianni Bisacca, Roberto Alpi.</p>
<p style="text-align: justify">C’è voluto tempo, racconta il regista genovese all’anteprima stampa romana del film (già presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Roma),  per portare questa storia sullo schermo e ora, sottolinea, la situazione è peggiorata. Montaldo punta l’obiettivo su un quarantenne (Favino) che ha ereditato l’azienda dal padre, ex operaio venuto dal sud e diventato titolare dell’impresa. Ha una moglie bella, ricca e intelligente che lo adora (Crescentini), ma la crisi che sta mandando all’aria la fabbrica  travolgerà anche il loro rapporto di coppia.</p>
<p style="text-align: justify">La realtà, in questo caso, va come non mai a braccetto con la finzione. «È un periodo terribile – ribadisce Montaldo, che ha scritto il soggetto con la moglie Vera Pescarolo e l’ha sceneggiato con Andrea Purgatori -. Basta farsi un giro al nord per vedere quanti capannoni vuoti ci sono. Una volta da queste crisi uscivamo da soli, ora tutti ci stiamo scottando. Nel film le banche chiudono i rubinetti, gli usurai incalzano, il protagonista non ci sta e tutto va a rotoli spinto dal suo orgoglio ferito ma incrollabile. C’è un delitto e un castigo».</p>
<p style="text-align: justify">«Gli imprenditori della realtà sono più deresponsabilizzati – puntualizza Purgatori -. Sono pochi quelli che pagano per gli errori commessi. Molti fuggono all&#8217;estero o si riciclano, approfittando di regole cambiate continuamente perché si adattino ai loro interessi». Il protagonista del film invece, malgrado l’evidenza tiene duro, non ci sta a dare forfait, lotta da incosciente, come un leone ferito nell’amor proprio, sul lavoro e tra le pareti domestiche.</p>
<p style="text-align: justify">Purgatori si augura che Monti e Passera vedano il film: «Forse può suggerire qualcosa a chi ci governa – precisa -, ampliare il loro sguardo oltre le pareti di Palazzo Chigi. Monti ha riconosciuto che la tv è un mezzo strategico nella vita del paese. Anche il cinema può essere strategico nel mantenere viva la nostra capacità di raccontare». Montaldo con questo film girato quasi in bianco e nero ci riesce perfettamente, dipanando la storia in una plumbea Torino dove gli aspetti sociali si fondono coi sentimenti, con le crisi esistenziali che non risparmiano nessuno, operai senza stipendio e padroni sempre più soli.</p>
<p style="text-align: justify">«Il mio industriale rappresenta un uomo del nostro tempo, appiattito sulla ricerca del profitto a scapito della vita – spiega Favino -. È un uomo ostinato e tenace, due virtù per un imprenditore ma negative per la vita privata. Oggi si parla solo di soldi e mai di vita, un aspetto dei giorni nostri che mi angoscia, è vedere sedicenni che pensano solo a fare denaro invece che a studiare. Significa che si vedono come clienti, non come persone. Bisognerebbe pensare al lavoro non in termini di profitto, ma di dignità della persona».</p>




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		<title>Banderas stupisce grandi e piccoli</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Gatto con gli stivali e il Principe del deserto sono in sala in questi giorni Da Gatto con gli stivali dall’accento spagnolo per i più piccini a sultano dell’Arabia dei primi Novecento per chi ama i feuilleton epico-sentimentali. L’attore andaluso Antonio Banderas arriva in varie vesti sui nostri schermi natalizi. È la voce italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Il Gatto con gli stivali e il Principe del deserto sono in sala in questi giorni</strong></p>
<p style="text-align: justify">Da Gatto con gli stivali dall’accento spagnolo per i più piccini a sultano dell’Arabia dei primi Novecento per chi ama i feuilleton epico-sentimentali. L’attore andaluso Antonio Banderas arriva in varie vesti sui nostri schermi natalizi. È la voce italiana del protagonista del delizioso cartone della Dreamworks <em>Il Gatto con gli stivali</em> (dal 16 dicembre in 400 sale con la Universal) e l’ambiguo re arabo Nesib nello spettacolare <em>Il principe del deserto</em> di Jean Jacques Annaud, (dal 23 dicembre in 300 sale con la Eagle Pictures), un emiro  ammaliato dalla ricchezza e dal potere che gli verrà dal petrolio appena scoperto nel deserto alle porte del suo regno.</p>
<p style="text-align: justify">«Gatto è un macho fuori dai cliché &#8211; ha detto l&#8217;attore presentando la divertente e ironica pellicola (non solo per bambini) a Roma -, simbolo di quella diversità culturale spanish importante da sostenere in un paese multietnico come gli Usa. È il film spanish a più alto budget mai fatto finora. È cresciuto in un orfanotrofio dove è stato vittima di bullismo. Entra come assassino nel film Shrek ma lì trova una famiglia. È un film divertente, che riflette sentimenti come l’amicizia, la lealtà, la capacità di perdonare», sottolinea Banderas.</p>
<p style="text-align: justify">«Adoro quel gatto, ma è imbarazzante essere paragonato a lui perché ha valori che io non ho, è un misto tra Zorro e Robin Hood, io non sono così coraggioso. Gli ho dato un timbro di voce molto potente che contrasta col suo corpo di gattino!». L’attore ha letto il copione quando i personaggi erano appena accennati. «Con il nostro contributo il copione ha preso forma piano piano. Il lavoro di doppiaggio è il più difficile &#8211; spiega – ma io ho aggiunto battute, sospiri e cambiato parole e aspetti del carattere del personaggio, sia nella versione spagnola, dove parlo con la ‘lisca’ tipica dell’accento di Malaga, che in quella italiana».</p>
<p style="text-align: justify">Doppiato invece è stato lui, nella versione italiana del kolossal in costume <em>Il Principe del deserto</em> che arriverà nelle sale alla vigilia di Natale. Basato sul romanzo <em>Paese delle ombre corte</em> dello svizzero Hans Ruesch, prodotto da Tarak Ben Ammar, il film porta sullo schermo, in chiave positiva, aspetti del mondo arabo e dell’islam raramente affrontati dal cinema dopo l’epico <em>Lawrence d’Arabia</em> di mezzo secolo fa.</p>
<p style="text-align: justify">Come allora per il giovane protagonista, il principe Auda, si è scelto un attore “locale”, il franco-algerino Tahar Rahim, distintosi nel film di Audiard <em>Il profeta</em>. Un principe intrappolato tra due padri e i loro opposti punti di vista sul mondo islamico e i suoi valori, il valore del denaro e dell’amore. Cinque mesi di riprese tra Tunisia e Qatar per ricreare l’atmosfera da <em>Mille e una notte</em> della Penisola Arabica dell’inizio del ventesimo secolo. Annaud ha evitato al massimo gli effetti speciali, facendo creare 700 costumi, 700 selle, 400 armi e 250 spade, tre aerei e otto macchine blindate dell’epoca. In campo oltre 20 mila comparse, 10 mila cammelli e oltre 2 mila cavalli.</p>
<p style="text-align: justify">Banderas, proveniente dalla regione dell’Andalusia dalla forte influenza araba, è il sultano Nesib, emiro di Hobeika, che impone le sue regole sulla desertica ‘striscia gialla’ allo sconfitto vicino e rivale sultano di Salmaah (Mark Strong). Presi in ostaggio i suoi due figli e scoperto il petrolio in quella fascia proibita, non esiterà a far trivellare dagli avidi texani i primi pozzi per arricchirsi. La guerra che si scatenerà tra le numerose tribù locali sarà estremamente sanguinaria.</p>
<p style="text-align: justify">«Ho sempre avuto nella mia storia e nel mio background andaluso una certa affinità con il mondo arabo e musulmano &#8211; racconta Banderas -. Dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre c’è stata una divisione bipolare del mondo e certi aspetti della cultura araba non sono stati più rappresentati. È importante che questo film sia romantico, di intrattenimento, ma che costituisca anche un’opportunità per riflettere su questa cultura che considero anche un po’ mia».</p>
<p style="text-align: justify">Per il regista Annaud il passato è eterno, le favole del passato vivono anche nel futuro, in quel certo cinema che lui ama e che fa sempre sognare. Del Medioriente dice: «È una regione con molte divisioni tra le tante tribù e questo è il problema principale. Soprattutto per la Libia, la caduta di un regime non basta a dirimere il dibattito tra modernità e tradizione». Ha dato al film uno sguardo mediorientale. «Ero stanco di leggere sceneggiature scritte dal punto di vista degli europei. Ci sono ancora tante storie belle da raccontare senza le interferenze della cultura occidentale».</p>




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		<title>Sherlock Homes dominatore del Natale</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[È l&#8217;action-comedy-thriller di Guy Ritchie a dominare il box office delle feste «Il mio Sherlock Holmes piace perché si muove come una rockstar». Lo sostiene Robert Downey Jr. che riporta sullo schermo il leggendario detective creato da sir Arthur Conan Doyle, ma senza la classica lente, cappello e mantellina, in versione action-hero intellettuale, che Warner [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>È l&#8217;action-comedy-thriller di Guy Ritchie a dominare il box office delle feste</strong></p>
<p style="text-align: justify">«Il mio Sherlock Holmes piace perché si muove come una rockstar». Lo sostiene Robert Downey Jr. che riporta sullo schermo il leggendario detective creato da sir Arthur Conan Doyle, ma senza la classica lente, cappello e mantellina, in versione action-hero intellettuale, che Warner Bros. ha portato in 600 sale italiane  in contemporanea con gli USA. L’attore, a Roma con il regista Guy Ritchie e i produttori (tranne sua moglie Susan, rimasta a casa in dolce attesa) per presentare il secondo episodio <em>Gioco di Ombre</em>, un’action story intellettuale, molto sofisticata ma accessibile a tutti.</p>
<p style="text-align: justify">«Un film indipendente, che mette in evidenza il potere delle donne, sottolinea Ritchie (già regista di film culto come <em>Lock &amp; Stock</em> ed ex marito di Madonna), ma realizzato con i soldi degli Studios, le cui produzioni stanno migliorando in qualità. Downey non vede il suo personaggio come un Jake Sparrow metropolitano ma, piuttosto, ispirato a Robert Smith dei Cure. Il suo successo, comunque, a suo giudizio, è tutto merito dello storico autore, di cui non mancano continue citazioni dirette nei film.</p>
<p style="text-align: justify">«È stato un precursore, con i suoi racconti ha formato le successive generazioni di supereroi e superspie, da Batman a Bond», sottolinea il quasi cinquantenne Downey Jr., che nel film dà anche prova della sua abilità nel <em>Wing Chung</em>, una forma di kung-fu che  ha contribuito a liberarlo dalla dipendenza da alcool e droga. Al suo fianco come sempre Jude Law nei panni del fido dottor Watson e Rachel Mc Adams, con new entry del calibro di Jared Harris, Noomi Rapace (l&#8217;attrice svedese della trilogia <em>Millennium</em>, alla sua prima pellicola Usa), e Stephen Fry.</p>
<p style="text-align: justify">La storia, slegata dal primo episodio, è ambientata nella Londra di fine &#8217;800 con l’investigatore ossessionato dall&#8217;idea di catturare il geniale e avido Prof. Moriarty (Jared Harris), coinvolto in una serie di attentati e omicidi in tutta Europa, che rischiano di sfociare in una guerra mondiale. Holmes convince Watson, fresco sposo, ad accompagnarlo in questa travolgente e psicologica avventura, fra intuizioni, esplosioni, epici duelli attraverso Francia, Germania, Svizzera, in compagnia della zingara Sim (Noomi Rapace) alla ricerca del fratello assoldato da Moriarty.</p>
<p style="text-align: justify">A dare una mano a Sherlock entrerà in scena anche il mastodontico e misantropo fratello maggiore Mycroft (uno strepitoso Stephen Fry). Come contorno alle azioni dai fulminanti effetti speciali, momenti ludici come l’addio al celibato di Watson, e situazioni tra i due che rasentano l’omosessualità. «Il mio Holmes è particolarmente solitario e misogino &#8211; tagliano corto Downey Jr. e Ritchie -, la sua amicizia con Watson è assoluta. I libri ci hanno ispirato una sorta di amore gay platonico, il flirt tra i due è il fulcro del film. Abbiamo dato più spazio all’azione che all’aspetto investigativo dei libri &#8211; ammettono -, la risposta sarà nel terzo capitolo del film».</p>
<p style="text-align: justify">E la saga (il primo capitolo ha incassato nel mondo più di 520 milioni di dollari e solo da noi oltre 20 milioni di euro) si augurano i produttori, potrebbe essere infinita. «Potremmo ampliare l&#8217;aspetto investigativo girando in altri paesi europei (forse anche in Italia) – dice Downey Jr., che presto vedremo anche in <em>The Avengers</em> e in <em>Iron man 3</em> -. Potrei continuare a fare l&#8217;eroe all&#8217;infinito, ma so che prima o poi dovrò fermarmi, vorrei evitare di sembrare un eroe d&#8217;azione da pensione. Cerco sempre nuovi progetti». Tra questi potrebbe esserci <em>Vizio di forma</em>, tratto dal romanzo di Thomas Pynchon, diretto da Paul Thomas Anderson.</p>




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		<title>Clooney e i panni sporchi della politica</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle sale Le Idi di Marzo di George Clooney Tra cartoni, kolossal mediorientali e cinepanettoni caserecci, è approdato in sala anche Le Idi di Marzo, il film cinico e graffiante, assai piacevole e adrenalinico, diretto e interpretato da George Clooney con uno strepitoso Ryan Gosling, giustamente applaudito a Venezia, che mette a nudo (se mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Nelle sale <em>Le Idi di Marzo</em> di George Clooney</strong></p>
<p style="text-align: justify">Tra cartoni, kolossal mediorientali e cinepanettoni caserecci, è approdato in sala anche <em>Le Idi di Marzo</em>, il film cinico e graffiante, assai piacevole e adrenalinico, diretto e interpretato da George Clooney con uno strepitoso Ryan Gosling, giustamente applaudito a Venezia, che mette a nudo (se mai ce ne fosse ancora bisogno) gli squallidi retroscena delle campagne elettorali. Qui siamo alla vigilia delle primarie che dovrebbero mettere il governatore Morris (Clooney) in corsa per la presidenza degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify">Figura che non appare nell’opera teatrale <em>Ferragut North</em> di Beau Willimon al quale la pellicola è ispirata, ma che il divo hollywoodiano, qui in veste anche di sceneggiatore, ha voluto creare per la sua quarta regia, già in odore di Oscar. Un racconto intenso, incentrato su ambizione, lealtà, tradimento e vendetta di alcuni professionisti della politica moderna, conditi dalla seduzione di una giovane stagista (Marisa Tomei).</p>
<p style="text-align: justify">Clooney lo definisce un thriller politico, non “politicizzato” perché coinvolge entrambe i partiti americani, mettendo allo scoperto tutte le manipolazioni, gli intrighi e i compromessi messi in atto dai portavoce dei candidati alla massima poltrona americana, che non vogliono a nessun costo mollare il potere conquistato con quell’incarico. Qui, accanto ai pur bravissimi Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, che interpretano a meraviglia i capi ‘consigliori’ dei due candidati avversari, emerge l’attore Ryan Gosling nei panni del giovane ma eccellente stratega della comunicazione, che crede il suo candidato (Clooney) capace di cambiare davvero in positivo le regole del gioco nel governare il paese.</p>
<p style="text-align: justify">Morris è convincente quando si professa contrario alle guerre, alla pena di morte, aperto alle energie alternative e alle unioni gay. Ma non mancherà l’amaro colpo di scena che mescolerà pesantemente le carte in tavola. Il suo giovane e valido addetto stampa verrà coinvolto in un meccanismo perverso innescato per eliminarlo e il finale sarà tutto a sorpresa. Gosling è rimasto affascinato da questo film «&#8230;Politico che non ha un messaggio politico».</p>
<p style="text-align: justify">«Non devi conoscere o capire bene la politica per seguire i personaggi e rimanere coinvolto dalla storia &#8211; spiega -. In realtà è un modo di osservare quello che avviene dietro le quinte». La sceneggiatura del film era pronta dal 2008, quando è stato eletto presidente Obama. «Eravamo tutti ottimisti e pieni di speranza, un film cinico sulla politica sembrava fuori luogo &#8211; spiega Clooney -. In un anno il cinismo è tornato e abbiamo pensato di poterlo fare».</p>




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		<title>Una raffica&#8230; di risate!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 16:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla radio al teatro, la coppia comica all&#8217;Olimpico di Roma dal 13 dicembre La stralunata comicità di Lillo e Greg torna a rallegrare le feste, dal tredici dicembre in prima nazionale al Teatro Olimpico di Roma con L’uomo che non capiva troppo &#8211; 610 code. Una spy story a metà tra Matrix e 007, scritta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Dalla radio al teatro, la coppia comica all&#8217;Olimpico di Roma dal 13 dicembre</strong></p>
<p style="text-align: justify">La stralunata comicità di Lillo e Greg torna a rallegrare le feste, dal tredici dicembre in prima nazionale al Teatro Olimpico di Roma con <em>L’uomo che non</em> <em>capiva troppo</em> &#8211; <em>610 code</em>. Una spy story a metà tra Matrix e 007, scritta e musicata da Claudio Greg Gregori, che si dipana tra pericolose peripezie, inseguimenti, sparatorie ed interrogatori surreali. Così almeno la raccontano i due protagonisti, presentando la pièce con gli altri interpreti Francesca Ceci, Danilo De Santis, Vania Della Bidia e Marco Fiorini e il regista Mauro Mandolini.</p>
<p style="text-align: justify">Oscar e Felix sono amici da sempre, due tipi diversi eppure molto legati. Felix (Lillo) è un uomo tranquillo, con una vita tranquilla. Ma la sua serenità viene turbata quando scopre che tutta questa normalità è solo la facciata di un mondo che non gli appartiene, fatto di spionaggio e società segrete. Oscar (Greg), il suo migliore amico e mentore e sua moglie Edna, in realtà sono due agenti segreti. Tutto ciò in cui Felix ha sempre creduto non è più come sembra. A questo punto la trama si fa ancor più misteriosa e Felix si ritrova in una dimensione di cui non comprende più i codici e, di conseguenza, il linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify">Mentre l’umanità è minacciata ed egli stesso è seriamente in pericolo, si scopre essere paradossalmente l’unico a poter salvare il mondo&#8230; se solo capisse le incomprensibili istruzioni dei suoi compagni d&#8217;avventura! Ma il povero sprovveduto rimane attonito e stupito nei momenti salienti della storia, perché è lui ‘L’uomo che non capiva troppo’. Riuscirà Felix a<strong> </strong>decodificare ciò che gli viene suggerito da Oscar per uscire dalle situazioni più strampalate e pericolose?</p>
<p style="text-align: justify">La pièce ambientata negli anni ’60 è un susseguirsi di gag esilaranti che coinvolgono tutti e sei gli attori, «Tutti sopra le righe &#8211; sottolinea Lillo -, ma mai macchiettistici. La gag e le battute hanno sempre una costruzione logica». Il tutto inserito in una scenografia che ricorda molto il mondo dei fumetti, altra grande passione del duo comico. <em>L’uomo che non capiva troppo </em>prende spunto dall’acclamata serie inserita nella trasmissione radiofonica <em>610</em> (<em>SeiUnoZero</em> in onda su Radio2).</p>
<p style="text-align: justify">«Il nostro messaggio è far divertire sull’incomunicabilità &#8211; spiega Greg -. La musica brutta che diffondono ovunque fa male &#8211; sostiene -, come i brutti spettacoli, appiattiscono le menti. Noi nella commedia cerchiamo di evitare che la musica dannosa si diffonda». Mandolini, che ha diretto il duo anche nella precedente fortunata <em>Intrappolati nella commedia</em> mette avanti i numeri: «2 atti, 18 quadri, 6 attori più il prezioso contributo dell’agente 409, 28 personaggi, 32 costumi, 187 effetti di luce, 229 effetti audio, 11 proiezioni video, 70 disegni, una colonna sonora originale, composta da 20 brani, con la canzone ‘<em>The man who didn’t understand too much</em>’ cantata alla Tom Jones, un po’ in inglese e un po’ in italiano dal comico Max Paiella».</p>
<p style="text-align: justify">Il 17 e 18  febbraio la commedia si sposterà a Bologna e dal 21 al 26 febbraio terrà banco al Teatro Nuovo di Milano.</p>




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		<title>Evviva il muto e il bianco e nero</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 18:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Hazanavicius rinuncia al colore e al sonoro. La critica è entusiasta Abbasso il 3D, i suoi fastidiosi “occhialetti” e i sempre più rumorosi effetti speciali. Evviva il tenero cinema muto in bianco e nero! Verrebbe da esclamare così dopo aver visto The Artist, una vera ‘chicca’ senza colori e dialoghi, che cattura, diverte e commuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Hazanavicius rinuncia al colore e al sonoro. La critica è entusiasta</strong></p>
<p style="text-align: justify">Abbasso il 3D, i suoi fastidiosi “occhialetti” e i sempre più rumorosi effetti speciali. Evviva il tenero cinema muto in bianco e nero! Verrebbe da esclamare così dopo aver visto <em>The Artist</em>, una vera ‘chicca’ senza colori e dialoghi, che cattura, diverte e commuove (e andrà agli Oscar), del regista Michel Hazanavicius che la distribuzione BIM porterà il 9 dicembre nelle sale. Sarà per la bravura e l’affiatamento dei protagonisti, Jean Dujardin e Berenice Bejo (moglie del regista), con il notevole e divertente supporto del cagnolino Jack, ma l’ora e quaranta del film scivola piacevolmente via, in un silenzio surreale, dove solo la musica fa da contrappunto all’azione.</p>
<p style="text-align: justify">Hazanavicius sognava da tempo di realizzare un film muto, come fecero i leggendari Hitchcock, Lang, Ford, Lubitsch, Murnau, Wilder. «Mi sembrava una sfida magnifica &#8211; racconta il regista, a Roma per presentare il film &#8211; non volevo riprodurre la realtà, non sono un cineasta naturalista. Mi piace creare uno spettacolo che dia piacere alla gente. Mi interessa la stilizzazione della realtà, la possibilità di giocare con i codici».</p>
<p style="text-align: justify">Così ha preso forma l’idea di un film ambientato nella Hollywood di fine anni &#8217;20 e inizio anni &#8217;30, muto e in bianco e nero, che ha  scritto in soli quattro mesi. La storia si svolge a Hollywood nel 1927, dove un divo del cinema muto all&#8217;apice del successo (Jean Dujardin) con l’avvento del sonoro rifiuta orgogliosamente di fare film parlati e finisce nel dimenticatoio, mentre una giovane comparsa (Bérénice Béjo) viene proiettata nel firmamento delle stelle del cinema e i loro destini si incrociano.</p>
<p style="text-align: justify">L’autore ha messo in primo piano sentimenti come l’orgoglio e la vanità, per dare una visione dell&#8217;amore molto all&#8217;antica, molto pura, che cattura e commuove lo spettatore. Contrariamente al solito, nella sceneggiatura non ha aggiunto i dialoghi. «È un film davvero contro corrente, perfino anacronistico &#8211; spiega -. Abbiamo lavorato nel periodo della follia per <em>Avatar</em>, in piena esplosione 3D. Avevo la sensazione di essere alla guida di una ‘Duecavalli’ circondato da auto di Formula 1 che mi sfrecciavano accanto a tutta velocità!».</p>
<p style="text-align: justify">Per alimentare la storia si è documentato a fondo sulla Hollywood degli anni ’20 e &#8217;30, leggendo libri e biografie di attori e registi dell’epoca, inserendo nel film echi di Douglas Fairbanks, Gloria Swanson, Joan Crawford e anche echi lontani della storia di Greta Garbo con John Gilbert. «Non volevo assolutamente fare un film ironico, una parodia, come nel mio precedente <em>OSS 117</em> - spiega -.  Gli aspetti esilaranti fanno sempre da contrappunto a storie molte commoventi. Mi è sembrata la vena più consona al tipo di film».</p>
<p style="text-align: justify">Ha girato nei luoghi mitici di Hollywood (a casa dove abita Peppy e il letto in cui si sveglia George Valentin sono quelli di Mary Pickford) impedendo agli attori di lavorare sul testo. «Hanno lavorato su altre cose, di sicuro sul tip tap! Abbiamo parlato molto dei personaggi, delle situazioni, delle sequenze, dello stile di recitazione. È come se si fossero trovati privi di punti di riferimento. Tutto doveva essere reso sul piano visivo, senza l&#8217;ausilio delle parole, dei sospiri, delle pause, delle intonazioni, di tutte quelle variazioni che abitualmente usano gli attori. Il loro compito – ammette – è stato difficilissimo».</p>
<p style="text-align: justify">Per la colonna sonora Hazanavicius si è rivolto come al solito a Ludovic Bource. «La nostra collaborazione è stata un po&#8217; più complessa del solito perché &#8211; spiega &#8211; in un film del genere, la musica è quasi onnipresente e deve soprattutto tener conto di tutti gli umori, ma anche di tutte le variazioni e le rotture, di tutti i conflitti e i cambi di direzione di ciascuna sequenza. Abbiamo girato il film in 35 giorni, alla fine eravamo sfiniti, ma eravamo a Hollywood, un manipolo di francesi in mezzo agli americani, ma una squadra. E avevamo fatto il film che speravo. Ho vissuto molti momenti forti. E spero che non siano finiti!».</p>
<p style="text-align: justify">Dujardin è stato subito conquistato dalla geniale idea del film muto e dal gioco dei destini incrociati dei protagonisti. «Senza i dialoghi resta l’essenziale &#8211; dice l’attore -, la recitazione e l’emozione pura, amo recitare con tutto il corpo, ho dovuto imparare anche il <em>tip tap».</em> Per il suo divo del muto si è ispirato a Douglas Fairbanks: «Sfavillante, pieno di brio, non esitava a ammiccare agli spettatori, è stato molto divertente imitarlo. Alla fine ho scoperto che la mancanza dei dialoghi era quasi un vantaggio: bastava pensare all’emozione perché si manifestasse, nessuna parola la inquinava».</p>
<p style="text-align: justify">La Bejo ha dovuto ingaggiare un coach, è andata alla Cinémathèque a vedere i film muti, ha letto biografie di molte attrici, di Frank Capra, studiato a fondo le pose di Joan Crawford e Marlene Dietrich. Poi non ha dovuto fare altro che dimenticare tutto quel lavoro e calarsi nel personaggio dall&#8217;interno. «Mi chiedevo come avrei potuto esprimermi senza voce &#8211; racconta Berenice -, è stata un’emozione fisica. Lo sguardo di Michel era essenziale, mi sono lasciata guidare totalmente da lui. Jean è un compagno generoso sul set, tenero e attento, non provavo vergogna a fare gesti melodrammatici, a cadere tra le sue braccia».</p>




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		<title>L&#8217;ultima fiction di Pietro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Su canale 5 dal 15 novembre la fiction Baciati dall&#8217;amore Baciati dall’amore, fiction in 6 puntate in onda da martedì 15 novembre in prima serata su Canale 5, è stata l’ultimo atto di Pietro Taricone. Mediaset l’ha dedicata a lui, scomparso l’anno scorso in un tragico incidente pochi giorni dopo il termine delle riprese. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Su canale 5 dal 15 novembre la fiction <em>Baciati dall&#8217;amore</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Baciati dall’amore</em>, fiction in 6 puntate in onda da martedì 15 novembre in prima serata su Canale 5, è stata l’ultimo atto di Pietro Taricone. Mediaset l’ha dedicata a lui, scomparso l’anno scorso in un tragico incidente pochi giorni dopo il termine delle riprese. E alla presentazione della serie, la commozione nel rivederlo, così bravo e vitale, era tangibile. Creatura del <em>Grande Fratello</em> che stava spiccando  un bel volo nel mondo di celluloide, interrotto dalla non apertura di un paracadute, oggi Pietro rivive in questa delicata e divertente commedia sentimentale ambientata a Napoli, ben diretta da Claudio Norza, di cui è protagonista al fianco di (suo fratello) Giampaolo Morelli, (il padre) Lello Arena, (la mamma) Marisa Laurito, del suo ex compagno nella <em>Casa</em>, Flavio Montrucchio, di un’altra creatura televisiva) Gaia Bermani Amaral, e da attori più navigati come Marco Columbro, Maria Amelia Monti, Iaia Forte.</p>
<p style="text-align: justify">Su tutti loro Carlotta Ercolino, ideatrice e cosceneggiatrice della storia, ha cucito alla perfezione i personaggi, impegnati nell’eterna e sempre divertente lotta tra Nord e Sud. Morelli, un architetto mollato dalla moglie con cinque figli che fa il fioraio nel negozietto del padre, s’innamora della biologa marina milanese trapiantata all’acquario di Napoli, in procinto di “convolare” con il rampante avvocato amico del padre magistrato. A complicare le cose l’arresto del padre di lui, scambiato per un potente camorrista evaso, ad opera del babbo di lei.</p>
<p style="text-align: justify">E gli eventi incalzano fino alla fine, legando le vicende degli uni agli altri, con leggerezza, sentimento e ilarità, tipiche della buona, tradizionale commedia napoletana. «Abbiamo lavorato con attenzione maniacale sullo stato emotivo dei personaggi &#8211; spiega il regista -, le battute dovevano uscire naturalmente, guidate solo da sensazioni e sentimenti». Pietro l’aveva colpito durante le riprese della <em>Nuova Squadra</em>. «Era un attore ancora tutto da scoprire. Era stato relegato ai ruoli più facili, legati alla sua fisicità, non aveva ancora tirato fuori il suo potenziale esplosivo. Aveva la commedia nel sangue».</p>
<p style="text-align: justify">E lo dimostra in questo ruolo di cantautore fallito a caccia di provini, istigato e protetto da mamma’, che non lavora per non ‘guastarsi la voce’. «Era gentile, fragile, recitava in punta di piedi con grande rispetto per tutti &#8211; continua a ricordare Norza -, chiedeva sempre consigli per migliorare con una simpatia, una modestia e una professionalità che lo facevano amare da tutti». La sua perdita è stata un dolore enorme per tutti, per questo hanno voluto rendergli omaggio dedicargli la serie.</p>
<p style="text-align: justify">Che ha richiesto nel dopo riprese un lavoro da certosino, soprattutto per il musicista Maurizio De Angelis. «Il problema erano i brani cantati da Pietro &#8211; racconta il produttore della serie Nicola De Angelis (figlio di Guido) -. Maurizio ha fatto un taglia e incolla della presa diretta molto difficile ma coerente con la voce di Taricone, salvando il massimo, riga per riga». «Tutti diciamo che la televisione fa schifo, che la fiction fa schifo – aggiunge Lello Arena (nei doppi panni del fioraio e del camorrista) &#8211; abbiamo voluto alzare il tiro sulla qualità. Ci siamo rimboccati le maniche e credo che ci siamo riusciti. Quello che si è dato da fare più di tutti è stato Pietro. Il successo dipenderà da lui. Sono sempre i migliori che se ne vanno».</p>
<p style="text-align: justify">




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