Il confronto tra due mondi in due corpi

Ambizioso, pretenzioso, spregiudicato, sono attributi che da soli descrivono la seconda opera dell’artista messicano Carlos Reygadas Battaglia nel cielo, film in concorso a Cannes 2005 e ora in uscita nelle sale italiane. La “battaglia” è quella tra i due mondi diametralmente opposti di Marcos, autista factotum di un militare di carriera, costretto a rapire un bambino per un disperato bisogno di denaro, e quello di Ana, splendida figlia del capo di Marcos e prostituta per noia. Tra di loro tanti chili e tanti anni di differenza, tanti gradini sociali, ma la stessa, costante ricerca di libertà e di una felicità che sembra impossibile da toccare. È l’atto sessuale a primeggiare nel film, o lo si mostra o vi si allude, sia esso tra Marcos e l’altrettanto “compatta” moglie, sia tra Marcos e Ana. Anzi, il film inizia e termina con una fellatio, rappresentata nei due casi con una uguale prospettiva ma differente condizione mentale, oltre che fisica. Fortunato Reygadas, nella scelta di un cast di esordienti, a scovare in mezzo a trecento aspiranti la sorprendente Anapola Mushkadiz, scrutata dalla macchina da presa in ogni centimetro del suo corpo.

Lontano dai ritmi narrativi di Hollywood, Reygadas, che a Cannes aveva già vinto una “Camera d’oro” con Japon, rinuncia ad una certa narratività, a logiche espositive, per dedicarsi a corpi multiformi che si sfregano, ad un protagonista che è lo stendardo della sua nazione, il suo Messico messo a nudo. Eppure i vuoti misticismi registici da accademia, il ritrattismo ossessivo, i pianisequenza, i volteggi a 360° della macchina da presa non mostrano altro che una certa pretestuosità ingiustificata da parte di un autore che aveva a disposizione una materia che già da sé diceva abbastanza. In Battaglia nel cielo in effetti c’è tanto, il contrasto tra strati sociali, l’impossibilità di un amore, l’infelicità, la redenzione, il corpo-arte espositiva, tutte cose esposte tuttavia senza un filo di umiltà. Battaglia nel cielo è un libro a pagine bianche, come le nuvole. Possiamo scriverci sopra ciò che vogliamo, il regista ne ha fatto solo una bella cornice rossa.

di Alessio Sperati