Apre Verdone prete in crisi con Io, loro e Lara seguito dai film di Virzì, Muccino, Soldini e Avati.

Digeriti i sempre più indigesti ma inevitabili e assai redditizi cinepanettoni, dal 5 gennaio nelle sale si torna finalmente alla vera commedia all’italiana, che promette lacrime e risate. Un inizio d’anno che fa ben sperare nella tanto attesa rinascita del nostro cinema che ultimamente non sempre si è distinto per qualità e pure per incassi. Un “miracolo” che potrebbe davvero riuscire al collaudato quintetto di registi che si appresta a scendere nelle sale puntando sul classico dolce-amaro e sul corale. A cominciare da Carlo Verdone, regista e protagonista di Io, loro e Lara prodotto  dalla Warner che dal 5 gennaio lo distribuirà in ben 650 sale. L’attore-regista romano punta il dito sui più attuali “vizi” degli italiani, tra matrimoni di pensionati benestanti con badanti dell’Est, crisi familiari e religiose. Il 15 gennaio sarà la volta del livornese  Paolo Virzì che, neosposo e prossimo papà, stavolta punta dritto al cuore con il sentimentale La prima cosa bella in cui riscopre gli affetti familiari, la sua provincia, la mamma (raccontata giovane dalla consorte Micaela Ramazzotti e matura da Stefania Sandrelli). 

Il 29 gennaio Silvio Muccino, a quasi dieci anni dall’Ultimo Bacio col sequel Baciami Ancora riprende in mano le arruffate vicende tragi-comico-sentimentali dei trentenni di allora (Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci)  come lui ormai cresciuti ma sempre in balia di tradimenti, liti furibonde, gesti sconsiderati e drammatici. A dare un tocco poetico al tradimento ci penserà Silvio Soldini dal 12 febbraio in sala con Cosa voglio di più, un’altra storia d’amore , stavolta clandestino (Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino), condita di sesso, passione e tradimenti. A chiudere la cinquina nostrana il 19 febbraio è il film di Pupi Avati  Il figlio più piccolo in cui il regista bolognese “sdogana” (a nostro avviso era ora) il principe dei cinepanettoni Christian De Sica, regalandogli un ruolo sempre da cialtrone, ma stavolta davvero drammatico. Lo vedremo infatti  nei panni di un finanziere mascalzone che gestisce affari loschi con l’aiuto di un consigliere truffaldino (Zingaretti), che dopo aver frodato la moglie non esiterà a mettere nei guai il figlio minore per salvarsi dalla galera.

Ma torniamo a Verdone, il primo a scendere in sala nei panni di don Carlo, sacerdote missionario che torna dall’Africa in preda a una crisi religiosa e invece di trovare comprensione, conforto e certezze tra le mura domestiche si ritrova a fare i conti con le crisi dei suoi familiari, sconvolti dalle fresche nozze dell’attempato papà generale in pensione (Sergio Fiorentini) con la badante ucraina che la sorella psicologa (Anna Bonaiuto) separata, nevrotica, con figlia similpunk, e il fratello cocainomane (Marco Giallini) vorrebbero diseredare. A complicare la situazione compare la giovane figlia della colf (Laura Chiatti) col suo fagotto di problemi con l’assistente sociale (Angela Finocchiaro). Un affresco amaro ma assai realistico del nostro presente multietnico e un po’ razzista che Carlo ha dedicato al padre Mario scomparso durante le riprese.

« Un film coraggioso, giocato sui mezzi toni – precisa Verdone – che racconta il momento di disagio della famiglia, della nostra società e anche la crisi delle vocazioni. Gli immigrati sono uno dei temi del film, il nostro è un paese diffidente in modo talmente crudo che può scivolare nel razzismo, i contrasti sono forti e questo è un male. Il mio piccolo messaggio finale di concordia, tolleranza, invita al quieto vivere tra tutti, coi problemi di tutti ».  Si definisce un “melancomico”, agganciato ai valori etici che sembrano spariti: « E ce n’è un gran bisogno in un momento in cui si è persa la civiltà– sostiene Verdone -. Volevo raccontare una persona retta, non un cialtrone, un sacerdote moderno non bacchettone, un uomo normale con cui parlare di tutto. Dopo trent’anni di carriera volevo fare ciò che sentivo, se non funziona basta, non si vive di solo cinema ».  Il suo augurio per il nuovo anno è che si ritrovi il buonsenso: « Che si stemperi la tensione che dà fastidio anche a chi fa film commedia – sottolinea -. In tv ogni sera c’è una sorta di violenta riunione condominiale, ci vuole meno presenzialismo dei politici. Spero che nasca presto una nuova generazione di persone preparate, in grado di far politica seriamente, ma vedo che fa fatica a farsi largo! ».