“Delineare tre aspetti della realtà tedesca contemporanea, realistico, parodistico e melodrammatico, narrando una storia familiare”; con queste parole Oskar Roelher esprime l’idea che lo ha condotto alla realizzazione del film. Un’idea convincente, soprattutto alla luce della tematica centrale a cui è sotteso il racconto: il condizionamento dei legami familiari sulla definizione della propria identità sessuale. Deviazione, ossessione, repressione: ognuno dei tre personaggi è l’emblema di una sessualità alterata, risultato a sua volta di un’educazione al quanto discutibile perché impartita da figure genitoriali problematiche. Altrettanto interessante è l’aspetto polemico che connota la pellicola, una critica sociale aspra, rivolta in termini fortemente satirici: il quadro della contemporaneità che viene fuori dall’analisi di queste vicende familiari è quello di una società sessualmente deviata, confusa, una condizione storica a cui si è giunti gradualmente, da padre in figlio, di generazione in generazione.

La famiglia è il nucleo della società, il suo riflesso, come ogni storia personale è il frutto di un’estensione storica più ampia. Tuttavia il film ha un forte limite stilistico che nuoce fortemente alla visione: l’eco di Pedro Amodovar viene sviluppata in un contesto privo di sensualità, svuotata dal suo interno di odori, colore, calore, e spenta in atmosfere di “derrikkiana” memoria, che convertono passione in volgarità. La sceneggiatura passa quasi inosservata, mentre grande spazio è dato allo sguardo che indaga e viene indagato, in immagini spesso disturbanti. L’intero cast si regge sull’interpretazione di Mertin Weiss, una convincente Agnes e lo stesso Moritz Bleibtreu, attore promettente del giovane cinema tedesco, che non delude le aspettative. Comunque, tra le numerose riserve va individuato un merito importante: con Agnes and His Brothers, Roehler ha confermato come l’ispirazione da sola non basti: bisogna in ogni modo fare i conti con la propria struttura emotiva, con le proprie modalità di percezione, e se di Almodovar Roehler ha la stessa capacità intuitiva, di certo non ne possiede la sensibilità.

di Anna Rita Simeone